Se vuoi che i tuoi post vengano letti nel mare magno che è Internet, devono essere in cima alle pagine di risposta (SERP) di Google. Come si fa? Bisogna produrre contenuti di valore, è questo che conta veramente, perché content is king.
L’immagine del re è stata realizzata con Flux: sì, anche i boomer usano l’AI.
Cos’è il contenuto di valore
Chi fa il mio lavoro ha letto o si è sentito dire mille volte che quello che conta veramente è produrre contenuti di valore, cioè che rispondano a necessità o domande dell’utenza o che ne risolvano un problema. Bella scoperta, mi vien da dire, in caso contrario saremmo di fronte a un contenuto inutile, non di valore. Però, aldilà della facile ironia, è un’affermazione sacrosanta: i motori di ricerca ─ cioè Google, gli altri contano proprio pochino ─ sono in grado di riconoscere e quindi di premiare, i post scritti bene.
Le regole per scrivere contenuto di valore
Dunque, definito l’obiettivo bisogna porsi il problema di come raggiungerlo; nel caso specifico la domanda è: come si scrive un contenuto di valore? Ci sono alcuni principi, consolidati nel tempo, che sono sicuramente di aiuto. Per esempio bisogna studiare il settore del cliente, vedere cosa fanno i competitor e trarne spunto (no, copiare non funziona), selezionare le keyword più appropriate. Utilizzare gli strumenti più premiati da Google, come infografiche ed elenchi a punti, giusto per fare due esempi. Non sempre, invece, viene evidenziato quanto serve quello che a mio parere è un punto chiave: l’ascolto del cliente. Prima di tutto perché nessuno conosce il suo business meglio di lui e in secondo luogo perché poi bisognerà riprodurne il modo di comunicare per non creare incongruenze esagerate.
Tutti contenuti di valore quindi?
Certo che se bastasse seguire poche, chiare regole tutti potrebbero produrre contenuti di pari valore e la parte alta delle SERP sarebbe parecchio affollata. La mia è una provocazione, naturalmente, perché questo tipo di automatismo non esiste. E non esiste perché:
- Le regole non sono affatto poche.
- Non sono affatto chiare ─ gli algoritmi di Google sono segreti come la formula della Coca Cola.
- Non tutti le conoscono a fondo
- Non tutti le applicano allo stesso modo
- Eccetera, eccetera
Il fattore umano
Ci sono qualità come la capacità di cogliere le esigenze del pubblico, di comunicare il punto essenziale, di trasmettere empatia, che sono innate. Naturalmente si possono perfezionare con lo studio e l’esperienza ma non si inventano dal nulla: o si hanno o non si hanno. Così come ce ne sono altre che si possono acquisire, come la padronanza della lingua o dei fondamenti di psicologia e sociologia.
Tutto questo è quello che si definisce talento personale ─ in pratica è il punto 5 qua sopra. Se vogliamo sintetizzare all’estremo, i post in cima alle SERP sono quelli pieni di talento, non di regole.
I fottuti geni
Quanto sopra vale per noi comuni mortali, naturalmente. I geni adottano regole tutte loro, perché se è vero che il genio è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione ─ immagino che la citazione sia stata riconosciuta da tutti i boomer ─ è altrettanto vero che pochi, pochissimi corrispondono a questo profilo: forse tre o quattro in tutto il mondo della comunicazione. I geni non hanno bisogno di seguire regole per fare eccellente comunicazione per il semplice fatto che loro le regole le anticipano: le loro intuizioni verranno poi riprodotte da altri, dopo aver analizzato il loro lavoro e dopo averne compreso l’eccellenza. “Dopo” appunto, perché il genio arriva prima (velocità d’esecuzione!).
E gli altri?
Noi altri dobbiamo studiare quelle che ho più o meno impropriamente definito regole, applicarle e applicarci (ossia lavorare duro). E rassegnarci al fatto che scriveremo regolarmente contenuti buoni nella stragrande maggioranza dei casi e ottimi solo alcune volte.
Il che non deve suonare come una diminutio: un contenuto buono è certamente un aiuto al nostro cliente, mentre uno ottimo può realmente modificarne il business.
Per i contenuti eccezionali rivolgetevi ai fottuti geni.