Sono un boomer. Di stretta misura, ma sono un boomer a tutti gli effetti. Mi sarebbe bastato nascere 52 giorni più tardi per sostenere, con malcelato e sostanzialmente inutile orgoglio, di essere uno dei primi della Generazione X in Italia. Francamente, questa non è mai stata una delle mie più grandi ambizioni. Piuttosto avrei preferito essere 15-20 centimetri più alto e magari giocarmi qualche carta nel mondo del basket. È andata diversamente, pace. Ribadisco e confermo: la mia data di nascita e l’abitudine di mio figlio di ricordarmelo a ogni minima occasione fanno di me un boomer a pieno titolo.
Chi siamo noi boomer
L’opinione generale colloca i baby boomer a cavallo fra il dopoguerra (1946) e il 1964, ultimo anno che ha fatto registrare un numero importante di nascite.
Per capirci meglio, facciamo un po’ di ordine con un tabellino (grazie, Wikipedia!):
- Boomer: 1946-1964
- Generazione X: 1965-1980
- Millennial (o Generazione Y): 1981-1996
- Generazione Z: 1997-2012
- Generazione Alpha: 2013-2025 (più o meno)
Ne consegue che tra di noi ci sono sì dei quasi-ottantenni ma anche sessantenni ancora attivissimi sul lavoro e nel sociale. Siamo un bel gruppo variegato, insomma. Impossibile caratterizzare un “boomer tipo”: come si possono mettere sullo stesso piano chi ─ povero lui ─ combatte contro la prostata o peggio e chi, finita la giornata in ufficio, si fa due set su tre a padel (ammesso che anche nel padel esistano i set)?
Come siamo visti, invece
Visti con gli occhi degli altri, dei ragazzi, la distinzione tra boomer giovani e vecchi è del tutto irrilevante. Per loro siamo tutti boomer appena scavallati i trenta anni. Altro che Generazioni X e Y! Per loro, per i nati nel nuovo millennio che oscillano tra cinismo e spietatezza, siamo tutti uguali, tutti caratterizzabili dagli stessi difetti. In particolare:
- usiamo solo, sempre e soltanto il social blu (Facebook)
- meme e fake news? Non abbiamo idea di cosa siano e, se ce l’abbiamo, li confondiamo
- su Whatsapp riempiamo i nostri messaggi di punti esclamativi e faccine talmente obsolete che la stessa Meta sta pensando di cancellarle
- non capiamo la loro lingua (a parte l’ormai notissimo “cringe”): ho bildato un character mega figo per la nuova stagione di Fortnite. Più chiaro di così…
Bonus track 1: i social dei boomer
- Facebook: lo usiamo per condividere foto, pensieri e tenersi in contatto con vecchi amici e parenti. Il più popolare per questa generazione, quasi un marchio distintivo.
- LinkedIn: soprattutto per i boomer che lavorano in ruoli dirigenziali o consulenziali (ehm).
- WhatsApp: sempre più un social e comunque di gran lunga la piattaforma preferita per la messaggistica.
- Instagram: usato soprattutto per seguire i figli o condividere foto di viaggi e passioni.
Bonus track 2: e quelli di Generazione Z e Alpha
- TikTok: di solo Tik Tok si può anche vivere. Dominano video brevi, divertenti e creativi.
- Instagram: ancora popolare, soprattutto per contenuti visivi (foto e storie), ma per gli Alpha comincia già ad avere un vago odore stantio.
- Snapchat: messaggistica privata e contenuti temporanei, ma decisamente in calando.
- Discord: amatissima per il gaming e le community.
- YouTube: punto di riferimento per contenuti educativi, intrattenimento e tutorial.
Siamo quelli che creano problemi
Alla ricerca (spoiler: vana) di qualcuno che di noi boomer abbia un’opinione migliore, ho provato a rivolgermi a Google. Niente da fare. Se cerchi “problemi dei boomer”, ti aspetti link a siti che parlano di difficoltà affrontate dai boomer, giusto? Sbagliato: Google ti propone articoli che spiegano perché i boomer sono il problema. Esatto, siamo noi i colpevoli di tutto: crisi climatica, immobiliare, economica, perfino della fine di Netflix gratis!
Sei sempre il boomer di qualcun altro
Tagliati i capelli. Metti una camicia, sempre con quelle magliette… Ti metterai nei guai ad andare in quei posti, con quella gente poi. Vai a letto prima che poi al mattino ti addormenti in classe.
Un piccolo assortimento di quello che ci sentivamo dire noi ─ o, almeno, io mi sentivo dire ─ dai “grandi”, che peraltro noi chiamavamo matusa.
A parte il “momento nostalgia”, quello che mi sembra evidente, a pensarci bene, è che i boomer di oggi non rappresentano niente di nuovo rispetto ai matusa di un tempo. Sempre di differenze generazionali, si parla. Sì, è vero, oggi ci sono i social che le amplificano, ma ci sembravano già incolmabili quando eravamo noi dalla parte di quelli che rifiutavano l’autorità, chiedevano libertà, volevano fare a modo loro, insomma quando eravamo adolescenti o giovani.
Tutti siamo boomer. O lo siamo stati, o lo saremo
I boomer non esistono
Ma anche, come direbbe quel gran boomer di Walter Veltroni, i boomer non esistono. Perché si possono chiamare in mille modi, zio, matusa, o brevemente boomie, ma comunque si indica sempre la stessa cosa, lo stesso fenomeno: l’obiettivo, anzi il bersaglio, dei più giovani.
E a me, a dirla tutta, questa cosa del fungere da bersaglio diverte tanto, perché mi fa venire in mente quando ero io quello giovane. E sorrido, con indulgenza e un pelo di nostalgia.